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italia 13 Lug 2022

Le banche italiane maggiormente capitalizzate nel 2022

La prepotente ascesa di Internet nella vita delle persone, in corso da oltre un ventennio ma che ha avuto un forte impulso nel corso degli ultimi anni, ha cambiato la quotidianità delle stesse, rendendo semplice tutto quanto era estremamente complesso in precedenza. Basti pensare, ad esempio, alla possibilità di poter sbrigare pratiche amministrative in modo celere oppure ottenere relax e divertimento con i più importanti casino paypal e tutti i portali legalmente riconosciuti legati al mondo dell’intrattenimento online.

 

Anche il settore finanziario ha cambiato completamente il proprio volto, aumentando il ricorso alla tecnologia cercando di ridurre, contestualmente, i costi del personale, operando anche una significativa riduzione degli sportelli bancari presenti lungo lo Stivale, che – complice la maggior alfabetizzazione informatica delle generazioni under 60 – è destinata a durare ancora a lungo.

 

Intesa San Paolo, istituto cresciuto con aggregazioni ed acquisizioni nazionali, che guarda ad un futuro europeo

L’importanza strategica della consulenza di qualità e di un’attenta gestione del credito sono cresciute costantemente nel corso del tempo, di pari passo con l’inevitabile ricerca di abbattimento dei costi per creare margini di redditività più profittevoli. E chi è riuscito a meglio interpretare questa necessità ha migliorato, oltre alla propria redditività, anche la propria capitalizzazione.

 

Volgendo lo sguardo al nostro paese, vediamo assieme quali sono gli istituti di credito maggiormente capitalizzati, considerati più solidi e, in taluni casi, più profittevoli. Il vertice del podio è appannaggio di Intesa San Paolo, che dopo l’acquisizione di UBI è diventata, per distacco, la banca più capitalizzata del nostro paese, consolidando la propria leadership nazionale e ponendo le basi per recitare un ruolo di primo piano anche per le future fusioni a livello continentale.

 

Non sono pochi quegli analisti, infatti, che prevedono – in un arco temporale di lungo periodo – che una volta completati i vari processi di aggregazione nazionale, dove l’Italia risulta in notevole ritardo rispetto ad altri paesi, avverranno una serie di fusioni a livello continentale, venendo incontro ad un mantra imprescindibile che le autorità europee vanno sostenendo da svariati anni: aggregare per creare colossi solidi e profittevoli, in grado di reggere l’onda d’urto di eventuali shock economici e finanziari.

 

Ed Intesa San Paolo, ad oggi, è certamente l’istituto italiano con le maggiori chance di poter recitare un ruolo di primo piano nel momento in cui il progetto della Banca Centrale Europea fosse traslato all’atto pratico. La differenza di capitalizzazione tra le maggiori banche dell’Unione Europea e quelle americane, è del tutto evidente: Intesa, prima in Italia e settima in Europa, ma solo 52esima a livello mondiale, capitalizza nove volte meno rispetto a JP Morgan. Da qui la necessità, come detto a più riprese da Francoforte, di unire le forze per creare colossi anche in ambito continentale.

 

Unicredit alla ricerca di una “preda” per colmare il gap con Intesa

Al secondo posto, invece, troviamo Unicredit Banca, colosso bancario italiano nato – al pari di Intesa San Paolo- dalla fusione di vecchie e gloriose banche del nostro paese, che, non di rado, hanno consegnato personalità di spicco al nostro paese. La vocazione di Piazza Cordusio, a differenza di Ca de Sass, è stata a maggior vocazione internazionale, con acquisizioni compiute anche in mercati piuttosto ostici e complessi come quello tedesco.

 

Dopo anni complessi, in cui il divario con Intesa si è allargato sensibilmente, Unicredit è alla ricerca di una banca “preda” per poter migliorare la propria capitalizzazione e posizionarsi nuovamente al vertice del sistema bancario del nostro paese. La nomina di Orcel, considerato da molti come il “Cristiano Ronaldo della finanza, nel ruolo di Amministratore Delegato avrebbe dovuto accelerare questo percorso. Ma al momento, dopo aver visto sfumare l’acquisizione di Monte Paschi e non essere riusciti nell’intento di inglobare Banco BPM (dove Crédit Agricole è salita al 9%), tutto tace.

 

Il podio, infine, viene completato da Mediobanca, da molti considerata, non a torto, la stanza dei bottoni del sistema finanziario del nostro paese. L’istituto fondato da Enrico Cuccia cuba una capitalizzazione tre volte inferiore a quella di Unicredit, anche per lo specifico settore al quale si rivolge: l’attività prevalente è rivolta al Corporate and Investment Banking, anche se con la nascita di “Che Banca” ha ampliato i propri orizzonti anche nell’ambito della classica clientela retail degli sportelli bancari o postali

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